
Litha, il Solstizio d’Estate, celebra il trionfo della luce e la massima fertilità della natura. Solstizio deriva dal latino solstat, “il sole si ferma”, e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po’ in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente. Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l’estate astronomica. E’ tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte. La saggezza popolare narra che le “ley lines”, le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare. I rituali tradizionali si concentrano sul fuoco purificatore, sulla raccolta delle erbe magiche (come l’iperico e la lavanda) e sull’acqua di rugiada, usate per propiziare prosperità, protezione contro le energie negative. In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù: la verbena porta prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dalle energie negative Si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni”.Le erbe “magiche” tipicamente raccolte nella notte di Litha erano: la verbena, portatrice di abbondanza;
l’iperico, l’erba dei miracoli, o erba di San Giovanni;
il timo;
la maggiorana;
l’artemisia, che protegge dal malocchio;
il vischio, la pianta sacra ai druidi tipica del Solstizio;
la felce, il cui seme e fiore (che in realtà non esistono) renderebbero invisibili;
la calendula, in cui si raccoglieva l’energia stessa del sole;
il sambuco, altra pianta tipica del Solstizio d’estate.
Il solstizio d’estate è quello che più affascina fin dai tempi più lontani, dando vita a rituali, feste pagane e religiose. Questa giornata, che accoglie l‘inizio della stagione più calda e soleggiata, è quella più lunga dell’anno: in Italia si superano le 15 ore di luce.
Le foto sono di Daniela di Bartolo.